Il buon vecchio blog

Cari tutti,

Non vi nascondo di essere stato tentato di cancellare ildisassociato.net e risparmiare quei quattro spicci di hosting. Non sarebbe stata una scelta così peregrina, visto che oramai dopo 10 anni finanche mia suocera ha accettato il fatto che io e Vera ci siamo sposati. Nel frattempo sono arrivati due figli, traslochi, la pandemia globale, le solite cose, insomma.

Poi ho pensato che tutto sommato questa roba poteva ancora essere utile a qualcuno e dunque la soluzione è semplice: il blog adesso vive qui. Ha traslocato anche lui, versione spartana, gratis, senza fronzoli. Se qualcuno vuole leggerlo, lo può leggere, se volete ancora commentarlo, fatelo pure, se qualcuno dovesse sentirsi offeso, beh, ormai l’avete capito, non è un problema mio.

I figli di Babbo Natale

di Italo Calvino – da Marcovaldo

Non c’è epoca dell’anno più gentile e buona, per il mondo dell’industria e del commercio, che il Natale e le settimane precedenti. Sale dalle vie il tremulo suono delle zampogne; e le società anonime, fino a ieri freddamente intente a calcolare fatturato e dividendi, aprono il cuore agli affetti e al sorriso. L’unico pensiero dei Consigli d’amministrazione adesso è quello di dare gioia al prossimo, mandando doni accompagnati da messaggi d’augurio sia a ditte consorelle che a privati; ogni ditta si sente in dovere di comprare un grande stock di prodotti da una seconda ditta per fare i suoi regali alle altre ditte; le quali ditte a loro volta comprano da una ditta altri stock di regali per le altre; le finestre aziendali restano illuminate fino a tardi, specialmente quelle del magazzino, dove il personale continua le ore straordinarie a imballare pacchi e casse; al di là dei vetri appannati, sui marciapiedi ricoperti da una crosta di gelo s’inoltrano gli zampognari, discesi da buie misteriose montagne, sostano ai crocicchi del centro, un po’ abbagliati dalle troppe luci, dalle vetrine troppo adorne, e a capo chino dànno fiato ai loro strumenti; a quel suono tra gli uomini d’affari le grevi contese d’interessi si placano e lasciano il posto ad una nuova gara: a chi presenta nel modo più grazioso il dono più cospicuo e originale.

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Gesù!

Continua la mia collaborazione con Il Mucchio Selvaggio. Accattàtevelo, perché l’articolo di dicembre è proprio figo, e c’ha pure una bella illustrazione. E poi ha già provocato polemiche piuttosto insolenti. Ecco, un po’ mi mancava, l’insulto.

Io sono la via, la verità è la vita, disse un uomo. Sono ateo, ho fatto quest’anno 33 anni. E, quando parlo di religione, tutti continuano a ripetermi che va bene che io sia ateo, ma devo ammettere che Gesù Cristo è stato un grande rivoluzionario. Cerco di capire che cosa intendono. Intendono dire che Gesù non solo ha cambiato il corso della storia, ma l’ha fatto in modo positivo e ha insegnato l’amore come nessuno ha fatto. Se non ci fosse stato lui, oggi sarebbe tutto diverso, e peggio, questo intendono.
La verità è una brutta bestia, che di solito si mangia il sentire comune. O forse è il contrario, è il sentire comune che ogni tanto si mangia la verità. Il problema sta tutto nelle parole.

[continua sul Mucchio in edicola]

[[Ironia della sorte, mia moglie mi ha appena portato un caffè americano servito nella tazza regalatami per il compleanno da Costanza sulla quale c’è scritto: Don’t mess with me I got the Biondo’s age. ]]

Religione e fantascienza

Esiste un legame stretto fra religione e fantascienza, lo sostengo da molto tempo. E questo racconto di Asimov, tratto da “Tutti i miei robot”, esemplifica esattamente quello che intendo. 

Essere razionale

Titolo originale: Reason (1941)

Sei mesi dopo Powell e Donovan avevano cambiato idea. Le fiamme roventi di un sole gigantesco avevano lasciato il posto alla dolce oscurità dello spazio, ma il variare delle condizioni esterne incideva ben poco quando si era alle prese con i robot sperimentali e i loro ingranaggi. Qualunque fosse l’ambiente, si trattava di sondare le profondità imperscrutabili di un cervello positronico, che secondo i geni del regolo calcolatore avrebbe dovuto funzionare in questo e quel modo.

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Atridi

Tanti anni fa, quando ero proprio un ragazzino e andavo in giro con un SI verde con le frecce che mi aveva regalato mio padre, e facevo ancora il pioniere, facevo lo studio al marito di una sorella anziana. Era un signore che aveva una certa età e  ricordo entrambi sempre con affetto. Faticavo moltissimo a tenere ancorato lui al libro di studio, perché divagava in continuazione. Era il nonno – il mondo è piccolo – di Pamela Villoresi, che fra qualche settimana porta in Teatro a Pistoia – teatro che è gestito dall’associazione di cui sono orgoglioso e non remunerato (grazie Tremonti) vicepresidenteAtridi. Se siete in zona vale la pena, la Villoresi è bravissima e Sebasti, con il quale lavora ormai da un po’, anche. Il buon Panici è una garanzia. Insomma, lo spettacolo non l’ho ancora visto (in Toscana debutta il 22 ottobre, appunto), ma mi fido di quella squadra. E niente, era per dire che i punti di vista cambiano. Cambiano parecchio, nel giro di vent’anni. Ma come dice San Jobs i puntini li unisci dopo.

U.S.

Dato che questo sito, si sa, ha un rapporto particolare con la carta stampata, ho scritto una cosa per il Mucchio Selvaggio, che comincia così:

“Il fumo fa male” diceva Cechov per parlare di tutt’altro. E comunque le persone non riescono a smettere – vi dice niente Zeno Cosini? – e si sentono in colpa per la loro salute. Io invece – che sono cresciuto in una famiglia di testimoni di Geova – mi sentivo in colpa soltanto al pensiero di fumare.
Le sigarette sono tabù come un sacco di altre cose per cui avrei fatto bene a vergognarmi sebbene non le avessi (ancora) commesse. Il senso di colpa infatti non ha bisogno dell’azione. Ragioniamoci su.

Il fatto che il senso di colpa sia totalmente slegato dall’azione ho cominciato a capirlo molto presto nella vita. Poi non avevo gli strumenti per usarla, questa informazione, allora. Ero preadolescente e stavo facendo lo studio personale con mio padre. Lo studio personale con i figli è una cosa tipica delle famiglie di testimoni di Geova, di quelle parecchio spirituali, di quelle più zelanti a dire il vero. Quelle che lo sono meno tendono a trascurarlo ma dal podio i fratelli che fanno i discorsi ripetono sempre quanto sia importante fare lo studio familiare, che unisce la famiglia, e lo studio personale con i figli, per trattare gli argomenti che sono necessari per rafforzare la loro spiritualità. Ci sarebbe molto da dire sul materiale di studio, ma soprattutto sulla sua profondità. Se vi capita di incontrare un testimone di Geova per strada potete provare a farvi lasciare una di quelle riviste e leggerne una parte: quello è il massimo livello di profondità e di analisi che i testimoni raggiungono nelle loro pubblicazioni. Ma questa è un’altra storia, se divago troppo, poi mi sento in colpa.

Potete continuare la lunga lettura su il Mucchio Selvaggio in edicola, in pdf, o scaricando l’app da iTunes. Al solito sono ben venuti i commenti, anche quelli piccati.

Un personaggio in cerca d’autore

Venerdì 23 settembre alle 18, al Teatro Manzoni di Pistoia, dove è stata allestita una mostra fotografica per presentare la stagione teatrale, leggerò qualche pezzetto di “Geova non vuole che mi sposi”. Si accettano suggerimenti su quale pezzo leggere. Siete tutti invitati perché davvero l’ambientazione e la mostra meritano.

Il primo (degli sconfitti?)

A Siena, il palio si vince e si perde, lo vince chi arriva primo e lo perde chi arriva secondo, perché chi arriva secondo è il primo degli sconfitti. Tutti gli altri non contano. Dato che questa filosofia non mi dispiace, vorrei che mi votaste per i macchianera blog awards, sono in nomination nella sezione “miglior blog o sito letterario”. In tanti però, non fate che mi fate arrivare secondo. (Poi, con un meccanismo di voto di scambio dovete votare anche per Francesco Costa nella sezione miglior blog di cucina, sempre se vi va, naturalmente, eh).

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